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CARTAGINE E DIDONE, LA SUA REGINA

Scritto da MadameBlatt

“Delenda est Carthago”
-Catone il Vecchio, senatore romano-

La città di Cartagine (“città nuova”) fu fondata dai Fenici (Popolo rosso) nel IX secolo a.C. sulla costa dell’Africa nord-occidentale, nella zona che oggi è la Tunisia.
Era uno dei numerosi insediamenti fenici nel Mediterraneo occidentale, creati per facilitare il commercio dalla città di Tiro, sulla costa di quello che ora è il Libano, diventando una potenza indipendente commercialmente in tutto il Mediterraneo.
Gli interessi punici erano rivolti al commercio, piuttosto che all’arte, e Cartagine controllava gran parte del commercio occidentale del lussuoso colorante viola estratto dal guscio di Murice.

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In epoca romana i letti, i cuscini e i materassi punici erano considerati un lusso e la falegnameria ed i mobili punici venivano copiati.
Gran parte del fatturato di Cartagine veniva dallo sfruttamento delle miniere d’argento del Nord Africa e del Sud della Spagna.
Entro la fine del VII secolo a.C., Cartagine, diventando uno dei principali centri commerciali della regione del Mediterraneo occidentale, dopo un lungo conflitto con la Repubblica Romana, fu da essa distrutta, con le famose Guerre Puniche, nel 146 a.C.
Sulle sue rovine, fu fondata una “Cartagine romana” che, però, fu distrutta (le sue mura furono abbattute, il suo approvvigionamento idrico interrotto e i suoi porti resi inutilizzabili), quando fu invasa dagli Arabi, alla fine del VII secolo.
Nacque Tunisi, come città principale, che si diffuse fino ad includere l’antico sito di Cartagine.

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Le leggende nate intorno a Cartagine, assegnano la sua fondazione a Elissa, regina di Tiro, soprannominata Didone (amata).
Pompeo Trogo (storico romano del I sec. a.C.), racconta di intrighi di corte, in cui  Pigmalione (fratello di Didone e nuovo re) uccise il sommo sacerdote Acharbas (marito di Didone).
Ella fuggì insieme con alcuni nobili verso ovest, in una flotta di navi cariche dell’oro reale.
A Cipro, moltissime fanciulle del tempio furono portate a bordo delle navi, che giunsero nell’Africa nord-occidentale, fondando Cartagine.

Didone conosce Enea

Poco dopo, Hiarbus (capo tribù locale dei Mauritani), cercò di sposare la regina appena arrivata.
Ma ella, piuttosto che disonorare la memoria del marito assassinato, si tolse la vita con la spada, gettandosi pubblicamente nel fuoco cerimoniale.
Da allora, è stata celebrata a Cartagine come una Dea.
In origine Cartagine era probabilmente una tappa sulla strada tra Tiro e la regione di Gadir, una fermata dove i marinai potevano attraccare le loro barche e rifornirsi di cibo e acqua.
Alla fine, sarebbe iniziato il commercio locale e sarebbero state costruite capanne; in seguito furono costruite case e magazzini più permanenti, poi fortificati, forse anche un santuario.

Morte di Didone

Tutto cambiò e si trasformò il giorno in cui la regina di Tiro, Didone arrivò con una flotta di navi, portando nobiltà e mercanti ben collegati, oltre al tesoro reale.
Il poeta romano Virgilio presenta Didone come un’eroina tragica, nel suo poema epico “Eneide” , in cui l’eroe Enea da Troia arriva a Cartagine.
L’opera contiene scene fantasiose, vagamente basate sulla storia leggendaria di Cartagine.
Per esempio, Enea, sulla rotta da Troia al Lazio, si fermò a Cartagine, dove ebbe una relazione con la regina.

Ma il Dio Giove chiese all’eroe Enea di lasciare la sua amata Didone che, quando scoprì che l’aveva abbandonata, si suicidò, bruciando in una pira funeraria, ma non prima di maledire Enea e i suoi discendenti.
Quindi, nell’Eneide, Virgilio fornisce un motivo per l’ostilità tra i Romani e Cartagine.
Questo episodio impiega non solo la storia o le leggende narrate da Trogo, ma forse anche successivi elementi mitici e di culto, poiché Didone sarebbe stata assimilata alla Dea punica o berbera Tanit.

Stele di Tanit

Tanit

Ogni autunno, veniva costruita una pira fuori dalla vecchia città di Cartagine, in cui si pensava che Tanit si gettasse nell’auto-immolazione, per amore del Dio della vegetazione morto Eshmun (Adone).
Gli abitanti di Cartagine erano conosciuti dai Romani come “Poeni”, una derivazione dalla parola Phoenikes (Fenici), da cui deriva l’aggettivo punico.
Cartagine soffrì molto per la Prima Guerra Punica e, quando Roma occupò le colonie cartaginesi della Sardegna e della Corsica, i Cartaginesi non poterono farci nulla.


Cercarono di sfruttare al meglio la loro situazione, espandendo le aziende in Spagna, ma entrarono di nuovo in guerra con Roma, quando Annibale Barca (condottiero e politico cartaginese) attaccò la città di Sagunto, un alleata di Roma in Spagna, nel 218 a.C.
La Seconda Guerra Punica fu combattuta in gran parte nell’Italia settentrionale, quando Annibale la invase provenendo dalla Spagna, facendo marciare le sue forze sulle Alpi.
Annibale vinse contro i Romani in Italia, con la sua più grande vittoria nella “Battaglia di Canne” ma, mancando di truppe e rifornimenti sufficienti, non poté sfruttare i suoi successi.


Alla fine fu prelevato dall’Italia e sconfitto dal generale romano Scipione l’Africano (Publio Cornelio Scipione Africano, politico e militare romano), nella battaglia di Zama, in Nord Africa, nel 202 a. C. e Cartagine chiese nuovamente la pace.
Posta, ancora una volta, sotto il peso della guerra da parte di Roma, Cartagine lottò per pagare il proprio debito, mentre cercava anche di respingere le incursioni della vicina Numidia, sotto il re Massinissa (sovrano berbero della Numidia).
Massinissa era stato alleato di Roma nella Seconda Guerra Punica e fu incoraggiato da Roma a razziare il territorio cartaginese a suo piacimento.
Cartagine entrò in guerra contro la Numidia e, così facendo, ruppe il trattato di pace con Roma, che vietava a Cartagine di mobilitare un esercito.


Cartagine sentì di non avere altra scelta, che difendersi dalle invasioni di Massinissa, ma fu censurata da Roma, che le ordinò di pagare un nuovo debito per la guerra contro la Numidia.
Cartagine però credeva di non aver più alcun debito con Roma, avendo già pagato in passato, ma Roma non era d’accordo.
Infatti, il senatore romano Catone il Vecchio concludeva tutti i suoi discorsi, indipendentemente dall’argomento, con la frase: “Inoltre, penso che Cartagine debba essere distrutta”.
E, nel 149 a. C., Roma decise proprio quella linea di condotta.
Un’ambasciata romana a Cartagine presentò un elenco di richieste, che includevano che Cartagine fosse smantellata e poi ricostruita nell’entroterra, annullando così tutti i benefici che si era conquistata nel commercio, grazie alla sua posizione geografica strategica.

corazza punica

 

I Cartaginesi rifiutarono, pertanto iniziò la Terza Guerra Punica.
Il generale romano Publio Cornelio Scipione Emiliano assediò Cartagine per tre anni, fino alla sua caduta.
Dopo aver saccheggiato la città, i Romani la bruciarono, senza lasciare una pietra sopra l’altra.
Secondo un mito moderno, le forze romane seminarono le rovine con il sale, in modo che nulla sarebbe mai più cresciuto lì, ma questa affermazione non ha alcun fondamento nei fatti.
Altri dicono che, invece, Scipione Emiliano pianse quando ordinò la distruzione della città e si comportò virtuosamente nei confronti dei sopravvissuti all’assedio.

Battaglia di Canne

Oggi Cartagine è un sobborgo residenziale della città di Tunisi, in Tunisia.
Il sito archeologico di Cartagine è stato aggiunto all’Unesco’s World Heritage List, nel 1979.
Sebbene la Cartagine romana sia stata distrutta, molti dei suoi resti possono essere ancora rintracciati, incluso il profilo di molte fortificazioni e un acquedotto.
Byrsa (“cittadella” in lingua fenicia) era la zona fortificata, probabilmente l’Acropoli, che si ergeva sull’omonima collina dominante l’antico porto di Cartagine.

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La leggenda narra che, quando Didone e la sua scorta si accamparono a Byrsa, il locale capo berbero offrì loro un appezzamento di terreno, che potesse essere coperto da una pelle di bue.
Didone tagliò allora una pelle di bue in sottili strisce e le pose, una dietro l’altra, a formare un cerchio intorno alla collina di Byrsa.
Non si conosce la veridicità di questa storia, probabilmente è nata in quanto Byrsa ha un’assonanza simile al termine greco “bursa”, che significa “pelle di bue”.
L’area di Byrsa era adornata con un grande tempio dedicato a Giove, Giunone e Minerva, e vicino ad esso sorgeva un tempio ad Asclepio.

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Inoltre, sul sito di Byrsa sorgeva un portico all’aperto, da cui sono sopravvissute le più belle sculture romane di Cartagine.
Ulteriori resti della città romana includono un Odeum (edificio dedicato a rappresentazioni musicali), un altro teatro costruito da Adriano, un anfiteatro modellato sul Colosseo romano , numerosi bagni e un circo.
Gli edifici cristiani, all’interno della città, sono quasi tutti bizantini.

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La basilica più grande fu ricostruita nel VI secolo, sul sito di una precedente.
Le chiese probabilmente esistevano durante il III e il IV secolo, ma non ne rimangono tracce.
Parte della città cartaginese della metà del III secolo è stata scavata sulla collina di Byrsa.
Un tempo occupato dal tempio di un Dio cartaginese e poi dal Foro romano, ora è il sito di una cattedrale francese della fine del XIX secolo dedicata a Luigi IX, il re francese crociato morto a Tunisi nel 1270.

Tunisi

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