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STORIE E LEGGENDE VEGETALI: CAVOLO, LA CULLA DEI BAMBINI

Scritto da MadameBlatt

I Cavoli appartengono alla famiglia delle Crucifere, varietà Brassica.
La parte edibile di queste piante è rappresentata dalle foglie (Cavolo cappuccio, verza, Cavolo cinese, Cavolo marino, Cavolo nero, Cavolini di Bruxelles) o dalle inflorescenze ancora immature (broccolo, broccoletti, cavolfiore).
Originario dell’Europa, il Cavolo è oggi una coltivazione diffusa in tutto il mondo.
Conosciuto fin dall’antichità, il Cavolo (Brassica oleracea) era considerato sacro dai Greci; i Romani lo utilizzavano per curare le più svariate malattie e lo mangiavano crudo, prima dei banchetti, per aiutare l’organismo ad assorbire meglio l’alcool.


Plinio cita il Cavolo broccolo, come elemento importante sui deschi dei Romani più ricchi, e notizie certe danno il Cavolo coltivato in Spagna dagli Arabi, che lo introdussero dalla Siria attorno al XII secolo.
Nei mercati inglesi e francesi, veniva commercializzato già nel 1600 e dall’Inghilterra fu portato in India, all’inizio del 1800.
In Italia, fu fatto arrivare molto presumibilmente dai Veneziani, che lo acquistavano nell’isola di Cipro.
Nell’antica Roma, si usavano i Cavoli, per scacciare la malinconia e la tristezza.

by Limzy

I Romani ritenevano, che il Cavolo fosse nato dalle lacrime di Licurgo, re degli Edonisti.
Licurgo, re della Tracia, distrusse le viti di Bacco che, per punirlo, lo legò alla vite.
Dalle lacrime di Licurgo nacquero le piante del Cavolo.
La leggenda contadina vuole che tra il Cavolo e la vite ci sia inimicizia, tanto che, se si piantasse il Cavolo vicino alla vite, questa miracolosamente si sposterebbe.
Il Cavolo viene menzionato già da Omero, che nell’Iliade racconta di Achille, che lavava i Cavoli.


Per secoli, nelle regioni dell’Europa Centrale, il Cavolo è stato l’unico alimento che, durante i mesi invernali, garantiva una quantità sufficiente di vitamine e minerali.
Simbolo di vita e di fecondità, veniva seminato in marzo e raccolto dopo nove mesi in novembre, come accade con la gestazione dei bambini.
A quei tempi infatti, i concepimenti avvenivano principalmente in primavera e le nascite nell’autunno successivo.


I matrimoni si celebravano nei mesi invernali, quando non si doveva lavorare nei campi e la nascita di un figlio si decideva in primavera, perché solo allora il contadino sapeva se i raccolti dell’annata avrebbero garantito un reddito sufficiente a mantenere la famiglia.
La piantagione e la raccolta dei Cavoli erano compito esclusivo della donna, che spingeva ogni piantina nel terreno, aiutandosi con un punteruolo di legno.
Le ragazze affaccendate in questo compito si divertivano a chiedere ai giovanotti: “Sapete come nascono i bambini?”


Le raccoglitrici erano chiamate levatrici (come le donne che aiutavano nel parto), perché il loro compito era di tagliare il cordone ombelicale, che legava il Cavolo alla terra.
In Irlanda, esiste la tradizione del “Blind Date” (appuntamento al buio), in cui, ragazze bendate vanno per i campi ed afferrano il primo Cavolo che trovano.
Se questo ha molta terra attaccata alle radici, il futuro sposo della fanciulla che lo trova sarà benestante.
Tra l’altro, mangiando il Cavolo, si può scoprire la personalità del futuro marito: dolce o amaro.


Secondo un’altra leggenda, il santo Viviano era un viandante di origine emiliana, arrivato a Vagli insieme alla moglie.
In questo luogo, svolse l’attività di contadino.
Pare che fosse deforme e mite e schernito, sia dalla moglie che dagli altri contadini.
Poi il richiamo del Signore lo portò a ritirarsi alle pendici della Roccandagia, dove visse in isolamento e contemplazione, cibandosi di erbe, in particolare di Cavolo selvatico, e bevendo acqua di fonte.

Eremo di San Viviano

San Viviano

È descritto come uomo umile, amante della natura e degli animali e la sua figura somiglia molto a quella di San Francesco, come si vede anche dalla statua che lo rappresenta. Gli sono stati riconosciuti numerosi miracoli, che ne hanno fatto il patrono popolare di Vagli, eletto come tale dalla gente, che lo considera beato e santo: infatti è conosciuto come San Viviano da Vagli.
Il suo culto però non è riconosciuto dalla Chiesa.

Cavolaia-Ph. Casa e Giardino

Apuleio racconta una storia sulla farfalla Cavolaia: «Era una bella mattina di primavera e il sole scaldava il prato verde, trapuntato di fiori.
Su uno di essi aveva dormito una bella farfalla che, stiracchiandosi, distese le ali variopinte per asciugarle ai tiepidi raggi del sole e poi si librò nell’aria, cominciando a curiosare qua e là.
Giunta sulla riva d’uno stagno, si rimirò nell’acqua ferma, che le faceva da specchio.
“Quanto sono bella!”, pensò la farfalla e, felice, si mise a volare in giro per farsi vedere ed ammirare da tutti.

by Ju Duoqi


Ad un certo punto, però, cominciò a sentire un po’ d’appetito. Istintivamente volò verso un orto, dove c’era una distesa di Cavoli freschi e turgidi.
Si fermò sul più grosso e bello, provò ad assaggiarlo, succhiò un po’, ma subito si ritrasse disgustata.
– Puah! Che cattivo odore e che saporaccio! Ho fatto male a venire qui nell’orto, dovevo andarmene in qualche bel giardino ricco di rose e garofani, di dalie e giunchiglie profumate. Il cibo dell’orto non fa per me, io ho bisogno di cose più delicate.-

by Ju Duoqi


– Hai cambiato gusto a quel che sembra! – Osservò ironicamente il Cavolfiore offeso – Ti ho conosciuto in ben altre condizioni, bella mia, quando eri meno elegante e colorata. Ricordo bene quando eri un bruco nudo e crudo, per niente bello da vedere, e fui proprio io a darti cibo e alloggio.-
– Il cibo dell’orto non fa per me, io ho bisogno di cose più delicate! – Rispose sempre più risentito l’insetto.
– Allora il sapore delle mie foglie ti sembrava buono e appetitoso. Ora che sei cresciuta, cambiata, rivestita di seta e di splendidi colori, frequenti giardini profumati e disdegni i buoni amici d’un tempo… Hai poca memoria e troppa boria! Sei bella, sì…ma non sei buona, se disprezzi chi ti ha cresciuta senza chiederti niente.-
La farfalla, tutta rossa per la vergogna, se ne volò via».


Il Cavolo è simbolo di fertilità.
Una leggenda nordica racconta che, un tempo, fosse tradizione nei Paesi scandinavi donare alle coppie di novelli sposi Cavoli, da trapiantare in vasi da sistemare sul tetto, sui davanzali degli abbaini.
Così i bambini, che a quell’epoca venivano al mondo in casa sul letto coniugale, nascevano letteralmente sotto i Cavoli.
Mentre, se li avesse portati la cicogna, sarebbero senza alcun dubbio nati sopra o in mezzo ai Cavoli.

Ph. Dana GardenDesign

Ph. Sara Kate Style Me Pretty

Ph. Style Me Pretty

Sembra inspiegabile, l’uso poetico del Cavolo in francese. Infatti, “mon petit chou”, cioè “cavoletto mio”, è il più tenero degli appellativi, con i quali una donna può rivolgersi al figlio o all’amante: come dire tesoruccio, dolcezza, cocco mio, micino. E, del resto, il doppio cavolo, “chouchou”, significa “prediletto”, “beniamino”.
“Chou, chou à la crème” è in francese anche il nome del bigné, forse per la sua forma somigliante ai Cavoletti di Bruxelles.

Ph. Sugar Garden

Nel linguaggio dei fiori, il Cavolo è simbolo di guadagno.
Il Cavolo, nei sogni, si collega ad una situazione di depressione e tristezza, alle cose sgradevoli ed indigeste, che il sognatore è costretto a mandare giù, oppure a quelle strane, inutili, incongruenti.
Indica, in generale, le cose umili e poco attraenti, che incrociano l’esperienza individuale e che possono risultare utili e buone, oppure disgustose e moleste.
La sua forma bulbosa e tondeggiante, simile ad un cervello umano o ad una testa, che spunta dal terreno, può alludere a qualcosa che sta nascendo e che cresce, un neonato, un bambino, un’idea.

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