Gardenia è un genere di piante appartenente alla famiglia delle Rubiaceae, e comprende circa 130 specie originarie soprattutto di Africa meridionale, Cina e Giappone.
Il nome deriva dal naturalista scozzese del ‘700, Alexander Garden, noto per la sua corrispondenza con Linneo.
Altri nomi: Cape Jasmine, Danh-Danh, Catsjopiri, Kuchinashi, Naʻu o nānū, Fleur Jaune, Jasmin Do Cabo, Jasmin du Cap, Zhi Zi, Supachok.
In generale, le Gardenie sono arbustive con un’altezza fino a 2 metri, anche se nelle specie tropicali possono raggiungere anche i 15 mt di altezza.
Presentano foglie ovali sempreverdi, coriacee di colore verde-scuro brillante; fiori grandi, bianchi o giallo pallido, spesso molto profumati, solitari o riuniti in infiorescenze; frutti sotto forma di bacche o drupe, le quali contengono una polpa ricca di semi.
Molto conosciuta, soprattutto perché coltivata a scopo ornamentale, e in quanto da essa sono stati creati ibridi, è la Gardenia jasminoides.
Coltivata in Cina da almeno mille anni, ed introdotta nei giardini inglesi a metà del ‘700, con i suoi profumatissimi fiori estivi, è ampiamente utilizzata nei giardini e come pianta d’appartamento.

Gardenia jasminoides-Ph. bunekeeditor-Pixabay
Altre specie più note sono:
🌺 Gardenia thunbergia – Originaria del Sudafrica, questa specie ha fiori più grandi e tubolari e viene spesso coltivata come pianta da siepe.
🌺 Gardenia taitensis (Gardenia tahitiana) – Nota per la sua associazione con le isole tropicali, questa varietà ha fiori a forma di stella ed è comunemente utilizzata in collane di fiori e profumi.
🌺 Gardenia radicans – Varietà nana, ideale per la copertura del terreno o per il giardinaggio in contenitori, con piccoli fiori e fogliame denso.
🌺 Gardenia grandiflora – Un ibrido noto per i suoi fiori extra-large e il profumo intenso.

Gardenia thunbergia-Ph. Randy OHC, wikipedia.org

Gardenia taitensis-Ph. Afrodita nz-wikipedia.org

Gardenia jasminoides radicans-Ph. GFDL, commons.wikipedia.org
Alcune specie sono usate in Africa per l’alimentazione umana ed in erboristeria, tra cui la Gardenia erubescens, che cresce spontaneamente nella Savana di Guinea e Sudan dell’Africa occidentale e centrale.
Può crescere fino a 3 metri d’altezza ed ha frutti commestibili, consumati dagli abitanti del luogo.

Frutti di Gardenia erubescens-Ph. Marco Schmidt, wikipedia.org
Altra specie molto interessante è la Gardenia scabrella, o Fiore Stella, un arbusto o piccolo albero legnoso e sempreverde con foglie ellittiche, lucide, di colore verde medio e profondamente venate, che cresce formando una corona a forma di tumulo.
Viene coltivata soprattutto per i suoi deliziosi fiori bianchi profumati a forma di stella, simili a lacrime, che compaiono per gran parte dell’anno, ed è una pianta adatta ad un giardino lunare.
Il giardino lunare è uno spazio riempito di piante che prosperano veramente in condizioni di scarsa illuminazione della sera e della notte, composto unicamente da piante bianche, argentate e di colori chiari, per catturare e riflettere la luce lunare, e che fioriscano e profumino di notte, creando un’atmosfera serena e incantevole.

Gardenia scabrella-Ph. Casliber, wikipedia.org

Ph. jusminmari-Pixabay
Le prime notizie in Europa su questo genere si hanno a metà ‘700, con l’importazione delle piante di Gardenia dall’India Orientale, dal Giappone e dalla Cina.
Nell’Ottocento, la Gardenia rappresentava l’immagine di uno stile di vita raffinato, inserita nell’occhiello della giacca dei gentiluomini (boutonnière), nei giardini di ville nobiliari o fra i capelli delle donne più eleganti.
Fiori di Gardenia venivano offerti dagli spasimanti alla propria donna del cuore, la quale li appendeva sull’abito in occasione delle serate mondane o per recarsi a teatro.
Gli Inglesi inventarono una fialetta di vetro da riempire con acqua, per tenere il fiore reciso fresco e bianco il più a lungo possibile, in quanto nessun gentiluomo poteva recarsi ad una serata elegante senza averne appuntata una all’occhiello della giacca.
Negli anni ’20, la Gardenia era associata alla figura del “viveur”, che andava nei locali con il candido e profumato fiore all’occhiello.
I fiori Gardenia possono essere mangiati crudi, in salamoia o conservati nel miele.
In Cina, i petali sono usati nel tè per il loro aroma, mentre dalla polpa del frutto si estrae un colorante rossastro utilizzato nei tessuti e nei dolci.

Ph. KIMDAEJEUNG-Pixabay
Ampiamente utilizzato a scopo medicinale, erboristico ed in cosmetica è l’olio essenziale di Gardenia, che ha numerosi usi, tra cui la lotta contro le infezioni ed i tumori.
Nella medicina tradizionale cinese è usato per “prosciugare il fuoco” nelle condizioni febbrili, per i suoi effetti anti-infiammatori ed antipiretici.
“Shishihakuhito” è un rimedio tradizionale cinese efficace nel trattamento delle malattie cutanee pruriginose degli anziani e della dermatite atopica.
Il fiore della Gardenia, il cui splendore dura non più di tre giorni, è soprattutto simbolo della fugacità della bellezza, ma anticamente rappresentava anche purezza, amore, devozione, fiducia e raffinatezza, motivo per cui era spesso incluso nei mazzi di nozze ed utilizzato come decorazioni in occasioni speciali.
Sacro a Morfeo, il Dio greco dei sogni, anticamente si raccontava che le Gardenie fossero le lacrime della luna, o frutti lunari, e che il suo aroma potesse trasportare una persona nei campi di paradiso elisiani.

Gardenia brighamii-Ph. DForest & Kim Starr,commons.wikimedia.org
I Cinesi usavano la Gardenia in pozioni d’amore, e nell’Era vittoriana, questo fiore era messaggero del desiderio segreto, tanto che di colore rosso era un modo silenzioso di dire “ti amo”.
Durante l’Era del Jazz, la Gardenia ottenne un elevato status grazie alla leggenda della musica Billie Holiday, la quale si adornava i capelli con il prezioso fiore durante le esibizioni, e che divenne il suo segno distintivo.
Tutto iniziò quando, poco prima di un’esibizione al Kelly’s Stable, la Holiday si bruciò i capelli con un ferro arricciacapelli molto caldo.
Un’altra cantante jazz di nome Sylvia Sims era nella stanza con la Holiday quando accadde, e corse in un club in fondo alla strada, dove una guardarobiera vendeva fiori.
Sims acquistò una grande Gardenia bianca per coprire degnamente l’incidente e questo rimedio divenne una leggenda legata a Billie Holiday.

Gardenia volkensii-Ph. Joel Bradshaw
Durante le nozze pakistane, la Gardenia decora la scena del “mehndi”, una forma d’arte cerimoniale pre-matrimoniale, originaria dell’antica India, dove i tatuaggi temporanei all’henné vengono applicati alle mani ed ai piedi della sposa.
La Gardenia può anche essere il fiore preferito da mettere al polso della futura sposa, o può persino trasformato in orecchini ed anelli per le dita, le famose parure note come “gioielli gajra”.
Ecco un racconto di Paolo Mantegazza, “La leggenda della Gardenia”, fisiologo, patologo, igienista, neurologo, antropologo e romanziere italiano dell’800:
« Vi fu un tempo, in cui all’infuori dei contadini, dei mercanti e di pochi altri, tutta la società era divisa in due grandi schiere. L’una ammazzava, l’altra pregava. La seconda era più numerosa della prima, non già perché allora la gente fosse migliore di quello che lo è ora; ma perché vi appartenevano anche le donne.
Gardenia visse in quel tempo, ma non era un fiore, ma bensì una fanciulla, nata e cresciuta in una famiglia, che da secoli non aveva dato né un soldato, né un mercante, né altro operaio dell’umano travaglio. In quella famiglia di santi gli uomini erano tutti canonici, vescovi, sacerdoti, frati; le donne tutte quante monache, diaconesse, abbadesse. In ogni generazione un uomo faceva a Dio il grande sagrifizio di prender moglie, e una donna faceva olocausto di sé ad un marito, perché si perpetuasse all’infinito la famiglia di quei santi.
Gardenia fu destinata appunto dal consiglio di famiglia ad accasarsi. Ella, che ripugnava dagli affetti mondani, protestò e pianse, ma fu invano. L’ultimo matrimonio era rimasto sterile e il magno casato dei Principi della Neve stava per spegnersi. E la fanciulla si rassegnò, giurando però a sé e a Dio, che non avrebbe dato la mano che a un giovane puro come lei, come lei vergine e santo.
Nata e cresciuta in un terreno di santità, Gardenia aveva raggiunto nella sua famiglia il colmo dell’immacolatezza, della purità fisica e morale. Spingeva questo amore fino alla mania, adorando il bianco sopra ogni altro colore e non volendo vedere e toccare che cose bianche.
Dalla camicia alla veste e fino alle scarpe essa non vestiva che di bianco e nella cameretta di lei le pareti erano bianche, le sedie coperte di bianco: tende, letto, sofà, tutto era candido come la neve. Bianco era il libro di preghiere, ed ella scriveva rarissime volte, facendole male il dover imbrattare di nero il foglio bianco di carta. Se ella avesse fatto il mondo a gusto di lei, avrebbe fatto bianco il cielo, bianca la terra, e bianche le foglie degli alberi.
Non coltivava altri fiori che il giglio, la camelia bianca e la rosa bianca; ma sognava sempre un fiore, che fosse ancora più candido di quei tre.
Né meno appassionata ella era per il candore interno. Appena un pensiero maligno o perverso le attraversava lo spirito, correva dal confessore, chiedendogli una severa penitenza.
Di peccati di opere non ebbe a confessarsi mai.
Era andata talvolta in società, ma se n’era ritratta inorridita, trovando tutti gli uomini molto lontani da quel tipo di bianchezza esterna ed interna, che voleva nello sposo di lei.
E viveva solitaria nella sua cameretta bianca, come un giglio tuffato in un lago di latte; e di quella immacolatezza viveva e si inebriava, sognando un paradiso popolato tutto quanto di angeli e di santi bianchissimi, estatici in un’aureola di luce argentea.
Una notte d’inverno essa appunto sognava questo sogno d’argento, quando fu risvegliata da un rumore contro i vetri della finestra. Credette a un tratto che il sogno continuasse, ma il rumore era così forte, che si mise a sedere e nelle tenebre della notte vide come una gran cosa bianca, che era al difuori dei vetri e faceva come il rumore di due grandi ali, che vi battessero contro.
Poi, più distinto ancora che quel fremer dell’ali contro i vetri, sentì chiaramente ripetere:
– Apri, apri, Gardenia. –
Saltò dal letto, come affascinata e aperse l’imposta.
E in un attimo le apparve dinanzi agli occhi attoniti un angelo alto come tutta la camera, tutto bianco e che, scotendo le ali morbidissime, lasciava cadere una neve argentina, che scintillava sul suolo e non bagnava; come se quella neve fosse tutta fatta di diamanti e di perle. Quell’angelo non aveva fiaccola, né lampada con sé, ma illuminava la camera con una luce fosforescente e tranquilla, che si spandeva intorno a lui come aureola di aurora boreale.
– Gardenia, io sono l’Angelo della purità.
– E che vuoi da me? – rispose la fanciulla, estatica e commossa davanti a quella scena di paradiso.
– E’ la prima volta, che io scendo sulla terra, perché mai fino ad ora ho trovato la donna senza macchia, e tu sei quella.
– E allora, se tu vieni dal cielo, e mi credi degna di andarvi, perché tu fin d’ora non mi prendi sulle tue ali e mi porti in paradiso?
– Perché sta scritto che tu debba essere moglie e madre felice, ed io sono venuto ad annunziarti, che ho trovato per te l’uomo vergine e puro, l’uomo senza macchia come te.
– E dove è adesso?
– Per ora è lontano ancora. Per meritarti la gioia suprema di possederlo, tu devi sottoporti a un anno di prove difficili e crudeli.
– Nulla mi sarà difficile, Angelo della purità, per meritarmi un tanto premio.
– Non esser troppo superba, fanciulla mia. Tu finora hai vinto, perché non hai combattuto. Ora devi andare nel mondo, frequentare i balli, le feste, le giostre brillanti. Devi accogliere sorridente gli omaggi dei libertini e degli adoratori sinceri e devi ritornare a casa ogni giorno qui in questo tuo nido di bianchezza e trovarti sempre pura d’ogni peccato, fosse pure di solo desiderio.
– Ed io farò con gioia quanto tu mi imponi e parmi senza orgoglio di poterti dire, che mi serberò pura anche fra le tentazioni del mondo.
– Or bene, stammi a sentire. Eccoti un piccolo seme di una pianta, che finora non cresce che nel cielo nel giardino degli angeli. Tu l’hai a seminare in un gran vaso e ad innaffiarlo ogni giorno. In meno di otto giorni ne nascerà una pianta miracolosa, dalle foglioline sempre verdi e sempre lucenti.
– E come si chiama quella pianta?
– Non ebbe nome fino ad ora, ma sta scritto nei voleri di Dio, che porterà il nome di quella fanciulla, che per trecento giorni potrà baciarne le foglie, senza rimorso di un solo pensiero men che puro. Tu dunque ogni sera, quando verrai a riposarti sul tuo letto di gigli, farai la tua preghiera e il tuo esame di coscienza, e se ti trovi pura e vergine nel labbro come nel cuore, nella pelle come nell’anima, deporrai un bacio sull’alberetto della verginità. –
Gardenia ascoltava trepidando, e col cuore che le batteva forte nel petto. E già stava per rivolgere all’Angelo nuove domande, quando egli squassò le ali, abbassò il capo e volò via per la finestra, mormorando:
– A rivederci fra un anno, Gardenia!-
☀
E Gardenia il dì appresso piantò in un vaso di bianchissima porcellana il sempre prezioso datole dall’Angelo, e com’egli le aveva detto, dopo otto giorni ebbe un alberetto frondosissimo, ricco di rami e di ramoscelli, ma senza un fiore.
Allora si diede a vestirsi colla pompa più sfrenata di sete, di velluti e di gemme e si gettò nelle feste e nei conviti, meravigliando tutti per la strana e improvvisa metamorfosi. Essa era la regina dappertutto dove si presentava e adoratori e libertini le facevan corona, chiedendole in ginocchio la grazia d’un sorriso.
Ed ella sorrideva, ma d’un sorriso così alto e così puro, che i libertini si sentivano ghiacciare il sangue nelle vene e gli adoratori sinceri e puri non sapevano dire, se Gardenia fosse una donna o un angelo.
Gardenia intanto trovava in ogni uomo una macchia, in molti molte macchie; e non durava gran fatica a rientrare ogni sera nel suo nido di gigli e a trovarsi purissima d’ogni peccato, dopo aver fatto la preghiera e l’esame di coscienza.
Allora essa si avvicinava al vaso, in cui cresceva l’alberetto miracoloso e vi deponeva un bacio.
E quando al mattino, aprendo la finestra, rivedeva l’alberetto, trovava che là, dove essa aveva deposto un bacio, era nato un fiore, grande come una piccola rosa, bianco più che il giglio, imbalsamato d’un profumo soave, caldo, divino.
Ogni sera un nuovo bacio dopo la preghiera e ogni mattina un nuovo fiore sull’alberetto.
Così passarono trecento giorni e trecento notti e quella pianta della purità non aveva perduto un solo fiore, e il primo nato era fresco e bianco e fragrante come l’ultimo. Era un albero così bello, così odoroso, che pareva un mazzo gigantesco di fiori e profumava l’aria di tutta la città. C’era però qualcosa di più bianco ancora di quei fiori, ed era l’anima di Gardenia, rimasta pura, virginea, santissima dopo dieci mesi di prove, dopo trecento giorni di seduzioni insidiose, ardenti, continue.
Essa era felice, e nuotava in un mar d’ebbrezza estatica, aspettando la visita dell’Angelo e la promessa di lui.
☀
E l’Angelo venne e come aveva fatto la prima volta, batté colle ali ai vetri della cameretta bianca e Gardenia, che lo aspettava trepida e angosciosa, gli aperse e il nido di gigli si illuminò della luce siderea dell’Angelo.
– Vedi, Angelo della purità, vedi l’alberetto che ho piantato e contane i fiori. Sono trecento, come trecento furono i giorni di lotta e di prova, come trecento i baci castissimi, che io vi ho deposti.
– Tu sei una santa, Gardenia mia, e gardenia di qui innanzi si chiamerà l’albero che tu hai piantato e che ora può vivere anche sulla terra, dove tu l’hai fatto degno di crescere fra gli uomini. Tu l’hai battezzato e l’alberetto gentile ha consacrato la tua felicità per sempre.
– Ma, e lo sposo mio, dov’è? Perché non mi hai portato l’uomo senza macchia, l’uomo vergine come son’io? –
L’Angelo della purità arrossì allora e dopo una lunga esitazione rispose:
-Quell’uomo sono io. – E deposte le ali, si trasformò in un bellissimo giovane.
Gardenia arrossì più dell’Angelo divenuto uomo. La luce fosforeggiante era svanita, ma nelle tenebre brillavano i trecento fiori della gardenia, come trecento stelle del firmamento.
A quella luce di fiori, in quel profumo di fiori, in quel nido di gigli, Gardenia diede il suo primo bacio sul labbro di un uomo e lo amò e lo fece suo sposo.
Ma quell’uomo era vergine come lei…»

Gardenia carinata-Ph. scott.zona from Miami USA, wikipedia.org
A lungo riconosciuta per le sue proprietà che migliorano l’umore, si ritiene che la sola presenza dei fiori di Gardenia possa riempire l’aria di un aroma che emana calma e tranquillità.
In alcune pratiche di aromaterapia e magia, l’olio essenziale di Gardenia viene utilizzato per invocare sensazioni di pace, ridurre l’ansia e favorire un sonno ristoratore.
Inoltre, accendere una candela profumata alla Gardenia durante la meditazione, o i rituali di rilassamento, migliora l’esperienza, permettendo di connettersi con il proprio Sé interiore e raggiungere uno stato di consapevolezza superiore.
Questo fiore possiede un profondo effetto sul percorso spirituale, potenziando l’intuizione e sbloccando capacità psichiche nascoste.
Pertanto, chi pratica divinazione e medianità usa i fiori di Gardenia durante i rituali, per rafforzare la propria connessione spirituale e ricevere messaggi dal regno spirituale.
Meditare vicino alle piante di Gardenia, o portare con sé petali secchi, amplifica il proprio potenziale psichico e facilita una comprensione più profonda delle forze invisibili che governano l’Universo.
L’ essenza di Gardenia aiuta a mettere in ordine le percezioni, i punti di vista o gli schemi che potrebbero essere stati assimilati dalle relazioni passate, offrendo l’opportunità di scegliere quelli che si desidera abbandonare.
Vecchi problemi del passato possono essere sollevati dal profondo per essere trascesi, trasmutati e portati alla luce, soprattutto se riguarda l’influenza opprimente dei familiari o delle relazioni e dei modelli associati che le legano.
L’essenza di Gardenia sostiene ed aiuta a chiarire irritazioni o situazioni dolorose e le emozioni associate che potrebbero essere emerse di recente, attraverso il distacco da situazioni simili che si ripresentano.
Inoltre, risveglia in te una profonda compassione e la chiarezza di vedere schemi gioiosi nelle relazioni.
Per tutti questi motivi, l’essenza di Gardenia, unita agli incensi nei riti, dona tranquillità ed intense sensazioni spirituali, favorendo la comunicazione attraverso i portali che si vogliano esplorare.
I suoi petali bianchi ed immacolati sono associati alla purezza delle emozioni ed a un cuore incontaminato, infatti da secoli, i giovani innamorati si scambiano le Gardenie come gesto di devozione ed impegno.

Incenso alla Gardenia by BlessedMart-Etsy
In Esoterismo, la Gardenia è associata all’amore, alla guarigione ed alla guida spirituale, ritenendo che attragga l’amore, promuova la guarigione emotiva e fornisca chiarezza ed intuizione.
E’ usata nei rituali e negli incantesimi per migliorare le relazioni sentimentali, guarire le ferite emotive e connettersi con regni spirituali superiori.
Mettere fiori freschi di Gardenia sotto il cuscino può attrarre l’amore nella propria vita, portando ad incontri fortuiti con potenziali anime gemelle.
La Gardenia è considerata anche un talismano protettivo, grazie ai suoi delicati fiori che allontanano energie negative, spiriti maligni e malefici.
Per creare una barriera contro i pericoli, rendendo la casa un santuario di vibrazioni positive, posizionare piante di Gardenia o petali secchi vicino ad ingressi e finestre.
La Gardenia è particolarmente potente se usata nei rituali durante la primavera e l’estate, le sue stagioni di fioritura, che simboleggiano la crescita, l’amore ed il rinnovamento.
È anche adatta per l’uso in rituali volti a garantire la guarigione emotiva e migliorare la guida spirituale.
Usala per favorire la proiezione astrale, i viaggi o il lavoro sui sogni, soprattutto durante la Luna Piena, quando la Gardenia può portare illuminazione o purezza, mostrare compassione ed empatia, grazie alla sua energia acquatica che offre supporto emotivo se usata nei rituali lunari.

I̾n̾c̾a̾n̾t̾e̾s̾i̾m̾o̾ ̾d̾e̾l̾l̾a̾ ̾G̾a̾r̾d̾e̾n̾i̾a̾ ̾p̾e̾r̾ ̾l̾a̾ ̾s̾a̾c̾r̾a̾ ̾s̾e̾n̾s̾u̾a̾l̾i̾t̾à̾
8 gocce di olio essenziale di Gardenia
6 gocce di olio essenziale di Tuberosa
6 gocce di olio essenziale di Gelsomino
6 gocce di olio essenziale di Liquidambar
1 tazza di acqua di rose
1 tazza di acqua di sorgente
💢Mescola tutti gli ingredienti in un grande barattolo di vetro, agitando bene.
💢Lascialo sul davanzale per tutta la notte, dove i raggi della luna lo toccheranno e lo benediranno.
💢Aggiungi questo prodotto all’acqua del tuo bagno quando purifichi e benedici la tua camera da letto o il tuo spazio rituale d’amore.
💢Assicurati di concentrarti su soglie, porte, finestre e sotto il letto.
Quest’incantesimo può essere utilizzato quando pianifichi una notte di piacere sensuale, o semplicemente quando desideri entrare in contatto con le forze divine e sensuali femminili dell’Universo.

P͎I͎A͎N͎E͎T͎A͎: Venere
E͎L͎E͎M͎E͎N͎T͎O͎: Acqua
S͎E͎G͎N͎O͎ ͎Z͎O͎D͎I͎A͎C͎A͎L͎E͎ ͎A͎S͎S͎O͎C͎I͎A͎T͎O͎: Bilancia – Pesci
C͎H͎A͎K͎R͎A͎: 7, Sahasrara (C. della Corona)

