LEGGENDA AZTECA
Quetzalcoatl è una divinità del Messico precolombiano, patrono dei sacerdoti, simbolo di morte e resurrezione, solitamente raffigurato come un Serpente Piumato, ibrido e mitico animale, che nelle culture meso-americane rappresenta il principio cosmico della dualità: ciò che striscia e ciò che vola, riuniti in uno stesso simbolo.
La divinità del Serpente Piumato ha rivestito una certa importanza, sia nell’arte che nella religione, per quasi 2.000 anni, dall’età pre-classica fino alla conquista spagnola.
Tra le civiltà, che praticavano il culto del Serpente Piumato, ci sono gli Olmechi, I Mixtechi, i Toltechi, gli Aztechi ed i Maya (Kukulkan).

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Tra gli Aztechi, il suo nome era, quindi, Quetzalcoatl.
Esistono molte leggende riguardanti le gesta di Quetzalcoatl, che variano a seconda della civiltà e del periodo storico.
In generale, tutte concordano nel raccontare che egli era totalmente puro, innocente e buono.
Nessun compito era troppo umile per lui, si adattava a tutto, persino a spazzare i sentieri degli Dèi della pioggia, affinché venissero a portare acqua sulla Terra.
L’astuto fratello di Quetzalcoatl, Tezcatlipoca, il dio dei guerrieri, del cielo notturno e del fulmine, era infuriato per la sua assoluta bontà.
Così decise, con alcuni amici, di fargli un brutto scherzo, trasformandolo in un furfante in cerca di piaceri.
“ Gli daremo un volto ed un corpo umani !” sogghignò.
Mostrarono a Quetzalcoatl il suo nuovo aspetto umano in uno specchio fumoso.
Appena Quetzalcoatl vide il suo nuovo volto, si sentì posseduto da tutti i desideri materiali, che affliggono il genere umano.
Allora Quetzalcoatl gridò inorridito: “Non sono più adatto ad essere un re! Non posso comparire davanti al mio popolo in questo modo! ”

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Il dio chiamò a sè Xolotl, il coyote.
Questi era legato a Quetzalcoatl, come fosse la sua stessa ombra, quindi gli fece un manto di piume verdi, rosse e bianche, prese dall’uccello quetzal.
Gli fece anche una maschera di turchesi, una parrucca ed una barba di piume blu e rosse.
Poi gli dipinse le labbra di rosso, colorò la fronte di giallo e fece in modo che i suoi denti sembrassero quelli di un serpente.
Quetzalcoatl assunse così le sembianze del leggendario serpente piumato.
Ma Tezcatlipoca aveva pensato ad uno scherzo da fare al fratello.
Gli diede del vino, dicendo che era una pozione per curare la sua malattia.
Quetzalcoatl, che non aveva mai bevuto alcolici, si ubriacò.
Mentre era stordito, Tezcatlipoca lo convinse a fare l’amore con sua sorella, Quetzalpetatl.
Quando ritornò in sé, Quetzalcoatl si vergognò amaramente di quel che aveva fatto.
“ Questo è un giorno funesto! ” disse, e decise di morire.

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Quetzalcoatl ordinò ai suoi servitori di fare una cassa di pietra, poi vi si stese e rimase lì dentro per quattro giorni.
Infine, si rialzò e disse ai suoi servitori di riempire la cassa con tutti i suoi tesori più preziosi e di sigillarla.
Detto questo, il dio si recò sulla riva del mare e lì indossò il manto di piume di quetzal e la maschera di turchesi.
Poi si diede fuoco, e di lui non rimase più niente, a parte le ceneri sulla spiaggia.
Da queste ceneri sorsero degli uccelli favolosi che salirono al cielo, i quetzal.
Quando morì Quetzalcoatl, il sole non sorse per quattro giorni, poiché il dio era sceso nella terra dei morti con Xolotl, per vedere il padre, Mictlantecuhtli. Quetzalcoatl disse a suo padre, che era venuto a prendere le preziose ossa che custodiva per popolare la Terra, e il signore dei morti acconsentì.
Quetzalcoatl e Xolotl presero le ossa preziose e ritornarono nella terra dei vivi. Quetzalcoatl spruzzò il suo sangue sulle ossa e diede loro la vita.
Così, le ossa divennero il primo popolo, i Toltechi.
Il dio insegnò al genere umano molte cose importanti.
Egli trovò il mais, che era custodito dalle formiche, ed insegnò agli uomini a coltivarlo.
Insegnò agli uomini come lucidare la giada, come fare tessuti e creare mosaici.
Ma, soprattutto, insegnò loro come misurare il tempo e capire le stelle, e stabilì il corso dell’anno e delle stagioni.

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Alla fine giunse il giorno in cui il Serpente Piumato dovette lasciare che gli uomini se la cavassero da soli.
Quando quel giorno sorse, apparve nel cielo la stella Quetzalcoatl, ovvero il pianeta Venere.
Per questo il dio è chiamato “Signore dell’Alba”.
Alcuni dicono che Quetzalcoatl andò verso est su una zattera di serpenti, e che un giorno tornerà.
Una variante della leggenda racconta che, essendo caduto in peccato, Quetzalcoatl abbandonò il lacrime la città di Tollan, seguito fedelmente dalla sua gente.
Si fermò a Cholula, dove gli fu eretto un tempio, le cui poderose rovine esistono ancora oggi.

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Giunto infine sul Golfo del Messico, Quetzalcoatl si congedò dal suo popolo, promettendo, però, che sia lui sia i suoi discendenti sarebbero un giorno tornati da Est, per mare, a riconquistare il potere ed a portare una nuova età dell’oro.
A quel punto, salì a bordo di una nave magica, fatta di pelli di serpenti e partì per la terra favolosa di Tlapollan, la terra del Rosso e del Nero.
Quetzalcoatl era descritto molto alto di statura, di pelle chiara, con lunghi capelli neri ed una barba fluente; tutte caratteristiche che corrispondevano a quelle dei conquistadores spagnoli, soprattutto a Hernán Cortés.
Pertanto nel 1519, quando gli Spagnoli sbarcarono (giunti tutti da Est e per mare), il re azteco Montezuma II pensò tentennante, che forse si trattasse del promesso ritorno del dio Quetzalcoatl e, per questo motivo, inizialmente accolse tutti con grandi onori.

Hernán Cortés arriva tra gli Aztechi -National Geographic Espana

Imperatore Montezuma
