Home LUOGHI INCANTATI ISOLA DI OSEA, “QUALUNQUE COSA TU VOGLIA CHE SIA”…

ISOLA DI OSEA, “QUALUNQUE COSA TU VOGLIA CHE SIA”…

Scritto da MadameBlatt

Giorni fa ho avuto modo di vedere “The third day” (“Il terzo giorno”), una bellissima ed inquietante mini serie TV con Jude Law, ambientata ad Osyth’s island, un luogo mistico e visionario, ma assolutamente reale.
L’Isola di Osea, anticamente Osey, oggi di proprietà del produttore musicale Nigel Frieda che ha lavorato con band come The Rolling Stones e Roxy Music, è una terra disabitata situata nellꞌestuario del fiume Blackwater, in Essex (Inghilterra).
Con una storia che risale almeno al Neolitico e l’influenza sia dei Romani che dei Vichinghi, l’isola di Osea è sempre stata riconosciuta per il suo utilizzo come area coltivabile, diventando un sito produttivo nonostante fosse tagliata fuori dalla terraferma.
Essendo una terra ricca di sostanze nutritive, quando Guglielmo il Conquistatore arrivò sulle sue coste, l’isola di Osea (all’epoca chiamata Uvesia) fu subito registrata nel libro Domesday, un manoscritto da lui voluto, che raccoglieva i risultati di un grande censimento completato nel 1086, riguardante la maggior parte dell’Inghilterra e parte del Galles.

The Third Day

Con una superficie di circa di 1,5 km2, l’Isola di Osea è collegata alla terraferma nella riva nord del fiume, da una strada in rilievo di epoca romana, che viene sommersa dallꞌacqua alta con le maree.
Per questo motivo, la strada si può percorrere solamente in alcune fasce orarie del giorno, quando la marea è bassa e le permette di emergere dalle profondità acquatiche, per un periodo di 4 ore, durante il quale le auto possono transitare.
Durante l’alta marea, invece, è disponibile un servizio di taxi fluviale dalla terraferma, della durata di circa 10 minuti.
Aperta al pubblico per la prima volta in quasi 100 anni nel 2011, sull’Isola Osea i cellulari non prendono, ci sono tracce dei Celti e, in passato, è stata sede di un centro di recupero per tossicodipendenti ed alcolizzati, oltre che sede di una base militare top-secret durante la prima Guerra Mondiale e di un centro di disintossicazione temporaneo.
Anche se la storia raccontata in The third day, che vi consiglio di vedere, non è reale, l’Isola di Osea ha ugualmente un fascino misterioso, con un passato affascinante e colorato che riecheggia da sempre.

Frederick Nicholas Charrington

Nel 1903, Frederick Nicholas Charrington acquistò l’isola di Osea, con lo scopo di trasformarla in un centro di riabilitazione.
All’inizio del XVIII secolo, la sua famiglia aveva creato con successo un’attività di produzione di birra, la Charrington Brewery.
Ma nella vita, Frederick aveva una vocazione diversa, per cui rinunciò alla fortuna della sua famiglia, di circa 1 milione di sterline, e si dedicò ad aiutare i bisognosi, soprattutto quelli in difficoltà finanziarie, in relazioni violente o in cerca di cure per la dipendenza.
E’ interessante il suo racconto, relativo a come decise di spogliarsi dei suoi beni, per dedicarsi ai sofferenti.
Egli narra che, a circa vent’anni, mentre passeggiava per Whitechapel, vide una donna mal vestita con i suoi figli, che implorava il marito di allontanarsi da un pub e di darle i soldi per il cibo.
Il marito furioso uscì e la scaraventò nel canale di scolo, e Charrington andò in suo aiuto, ma anch’egli fu sbattuto a terra.
Alzando lo sguardo, vide il suo nome sull’insegna sopra il pub, dedicato appunto a Charrington Brewery (Birrificio Charrington).

In seguito Frederick disse: “Quando vidi quel segno fui colpito proprio come lo era stato Paolo sulla via di Damasco”.
In pratica, era proprio la fonte della ricchezza della sua famiglia a produrre indicibili sofferenze umane davanti ai suoi occhi.
Allora promisi a Dio che non mi sarebbe arrivato nemmeno un centesimo di quel denaro”.
Così, abbandonò l’azienda di famiglia, aprì una scuola e divenne un ardente lavoratore per il Movimento della Temperanza, un movimento sociale che promuoveva la completa astinenza dal consumo di bevande alcoliche.
Poi aprì altri centri cristiani di riabilitazione, fino ad acquistare l’Isola di Osea, in cui fondò il Causeway Retreat, che offriva strutture di riabilitazione gratuite per la dipendenza da alcol ed oppioidi.
I pazienti avrebbero lavorato la terra sull’isola in cambio di cure, creando una sorta di sobria oasi.
In seguito, l’Isola di Osea divenne di proprietà dell’Università di Cambridge e dichiarata sito di particolare interesse scientifico per la sua ecologia unica, piante rare, uccelli e vita marina, prima di tornare di proprietà privata negli anni ’50.

Ph. Alistage.co.uk

Negli anni 2000, il centro di cura divenne noto come una struttura di riabilitazione per celebrità, frequentato tra gli altri da Amy Winehouse, dalla star dei Take That Mark Owen, dall’attore Jonathan Rhys Meyers e da membri di alcune delle famiglie più ricche della Gran Bretagna, finché non fu chiuso nel 2010, per aver accettato e curato pazienti senza le licenze e le registrazioni adeguate e per dei suicidi e morti sospette.
Acquistata da Nigel Frieda, fu trasformata in una destinazione turistica alla moda.
Per esempio, in quest’isola di circa 380 acri, Daniel Radcliffe ha recitato nel film “Woman in Black” del 2012; è stata utilizzata come location per un episodio di Superstar, la versione britannica di American Idol; ospita anche uno studio di registrazione all’avanguardia, in cui artisti famosi incidono album in totale privacy.
E, nel 2019, l’isola ha accolto il cast e la troupe di “Il Terzo Giorno”, di cui ho scritto all’inizio, e di cui evito di spoilerare la trama: guardate questa inquietante mini serie…

Ph. Digital Media World

Oggi l’Isola di Osea è aperta al pubblico e potrebbe essere una meta da non perdere anche se, dopo aver visto “The third day”, saprete bene che il soggiorno sarà a vostro totale rischio e pericolo… 😅
Anche in una limpida e soleggiata giornata di sole, si ha la sensazione che sull’Isola di Osea siano accadute cose “particolari”, grazie alla sua atmosfera surreale ed isolata.
Non per niente, i siti web turistici che la riguardano citano: Isola di Osea, la terra che è “qualunque cosa tu voglia che sia”…

Fate attenzione!

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