Tra il vecchio e il nuovo,
tra la materia e il respiro,
tra la terra che custodisce
e il fuoco che libera.
-MadameBlatt-
Bdellio è il nome generico di una gommoresina prodotta da varie specie di piante appartenenti ai generi Commiphora e Burseracee africane ed asiatiche.
Allo stato naturale, si presenta sotto forma di grosse lacrime sferoidali, rossastre o rosso-brune, dall’odore aromatico simile a quello della Mirra (Commiphora myrrha) e dal sapore molto amaro.
Più precisamente, il Bdellio vero e proprio è quello proveniente da specie come Commiphora africana e Commiphora myrrha, a seconda del contesto storico e geografico, ed usato in ambito medico, per realizzare amari, tonici ed astringenti, impiastri e cerotti; in ambito profumiero, per essere utilizzato come sofisticante della Mirra.
Un tipo di resina di Bdellio, prodotto esclusivamente da specie di Commiphora wightii, (nota anche come Commiphora mukul in una classificazione più datata), è il Guggul, molto utilizzato nella medicina ayurvedica.
In realtà, un po’ di confusione nasce dal fatto che nelle fonti greche, romane e bibliche il termine “bdellio” non sempre identifica con precisione una singola specie botanica.
Gli studiosi ritengono che potesse riferirsi a diverse resine aromatiche del genere Commiphora.
Il Guggul, invece, è un termine sanscrito con un significato molto più preciso nella tradizione indiana.

Bdellio-Ph. Jacopo188, wikipedia.org
Commiphora: dal greco, “che produce resina”.
Wightii: in onore del naturalista e botanico scozzese Robert Wight.
Guggul: dal sanscrito “guggulu” = “ciò che protegge dalle malattie”, riferendosi alla resina aromatica della Commiphora wightii, molto usata nella medicina tradizionale indiana.
Altri nomi: Salaitree, Gum-gugul, Indian Bedellium, Guggula, Guggulu, Kou-shikaha, Gugal, Gugala, Gugul.
La Commiphora wightii è un arbusto spinoso, alto in genere 1–3 metri, con corteccia sottile e papiracea, che si sfalda facilmente, foglie piccole a volte trifogliate, fiori piccoli rossastri e frutti sotto forma di drupe rosse quando maturano.
Originaria delle aride regioni di India, Pakistan ed Oman, cresce in zone aride e semiaride dell’India nord-occidentale e di alcune aree della penisola arabica.
La resina di Guggul viene raccolta incidendo la corteccia del fusto o dei rami, dai quali esce un essudato che fuoriesce lentamente, rapprendendosi all’aria, per poi venire raccolto dopo alcuni giorni o settimane.
Il prodotto fresco è morbido ed appiccicoso, mentre con il tempo diventa più duro ed assume un colore che varia dal giallo-bruno al bruno scuro.
Il Guggul è una delle resine medicinali più antiche documentate della tradizione indiana, per il suo impiego che risale ad almeno il I millennio a.C., anche se è probabile che fosse conosciuto già in epoca precedente.
Le prime testimonianze si trovano nella letteratura vedica come l’Atharvaveda, in cui è menzionato come sostanza aromatica e purificatrice, utilizzata sia in ambito rituale sia per le sue proprietà benefiche.
Il suo fumo era impiegato nelle fumigazioni di ambienti e persone, pratica che aveva insieme un significato religioso ed igienico.
Con lo sviluppo dell’Ayurveda, il Guggul assunse un ruolo centrale nella farmacopea tradizionale, considerato in molti trattati classici come una sostanza di grande valore terapeutico.
I medici ayurvedici lo consideravano un rimedio capace di “purificare” l’organismo, favorire la mobilità delle articolazioni e contribuire al trattamento di numerose condizioni patologiche.
Tra il VII e il XII secolo, nacquero molte formulazioni composte con il Guggul, diverse delle quali sono tuttora utilizzate nella medicina ayurvedica.
Il suo commercio si estese oltre il subcontinente indiano, raggiungendo la Persia ed il mondo arabo attraverso le rotte terrestri e marittime.
I medici del mondo islamico medievale, che tradussero e studiarono parte della medicina indiana, conobbero il Guggul, sebbene spesso lo identificassero con il più generico termine di “Bdellio” e così, questa sovrapposizione terminologica contribuì alla confusione presente nella letteratura europea dei secoli successivi.
Nel XVIII e XIX secolo, i botanici europei identificarono con maggiore precisione la pianta produttrice della resina, distinguendo il Guggul dalle altre resine del genere Commiphora.
Pertanto, da allora, il termine “guggul” è rimasto legato specificamente alla resina di Commiphora wightii, mentre “bdellio” è stato progressivamente abbandonato come denominazione botanica perché troppo generica.

Ph. Vinayaraj-wikipedia.org
Nel XX secolo, il Guggul è divenuto oggetto di numerose ricerche fitochimiche e farmacologiche, che hanno portato all’isolamento dei suoi principali costituenti bioattivi, i guggulsteroni.
Ma, a causa della crescente domanda internazionale, che determinò un intenso sfruttamento delle popolazioni naturali della pianta, oggi la Commiphora wightii è considerata una specie a rischio in diverse aree del suo areale naturale e sono stati avviati programmi di conservazione e coltivazione sostenibile.
Storicamente, quindi, il Guggul rappresenta un raro esempio di rimedio vegetale, la cui continuità d’uso è documentata per oltre duemila anni: da sostanza rituale dei testi vedici a medicamento fondamentale dell’Ayurveda, fino ad oggetto della moderna ricerca scientifica.
Nell’Ayurveda, il Guggul è considerato una delle resine medicinali più importanti, tradizionalmente impiegato per favorire la salute delle articolazioni e delle ossa; alleviare rigidità e dolori articolari; sostenere il metabolismo dei lipidi e del tessuto adiposo; favorire la guarigione di ferite ed ulcere; trattare alcune affezioni della pelle; sostenere la funzionalità delle vie urinarie; contribuire al benessere cardiovascolare e come componente di preparazioni destinate a contrastare stati infiammatori cronici.
La medicina tradizionale indiana ne prevedeva l’impiego anche per il trattamento di alcune affezioni degli animali domestici, soprattutto bovini ed equini.
ATTENZIONE: usare con cautela, soprattutto per coloro che assumono farmaci o presentano patologie della tiroide, del fegato o del sistema cardiovascolare.
La resina di Guggul è utilizzata anche come profumatore naturale poiché, bruciata su carboni ardenti, sprigiona un aroma balsamico, leggermente dolce e speziato.
In alcune regioni dell’India viene appunto impiegata nelle fumigazioni domestiche, ma anche nei luoghi di cura.
Fin dall’epoca vedica, il Guggul veniva bruciato come incenso durante cerimonie religiose e riti di purificazione, in quanto il suo fumo aromatico è ritenuto capace di purificare gli ambienti, allontanare le influenze negative e favorire uno stato di benessere spirituale.
Nell’ambito spirituale, il Guggul occupa un posto di rilievo soprattutto nella tradizione religiosa e filosofica dell’India dove, più che una semplice resina aromatica, è considerato una sostanza purificatrice, il cui fumo accompagna pratiche rituali, devozionali e meditative.
Nei testi vedici, in particolare nell’Atharvaveda, il Guggul è associato alla purificazione rituale ed alla protezione e, bruciato durante le cerimonie, il suo fumo era ritenuto capace di purificare gli spazi sacri, allontanare le influenze nocive e creare un ambiente favorevole al contatto con il divino.
Nella tradizione induista, la resina viene tuttora impiegata durante i homa o havan, i rituali del fuoco, in cui vengono consacrate offerte attraverso la combustione.
In questi riti, il Guggul è spesso mescolato con altre sostanze aromatiche, come Legno di sandalo, Canfora e Frankincenso, e offerto al fuoco sacro come simbolo di purificazione e devozione.
Anche nell’Ayurveda, il suo uso assume una dimensione spirituale, poiché la salute è intesa come equilibrio tra corpo, mente e spirito; per questo motivo le fumigazioni con Guggul non avevano soltanto una funzione igienica o terapeutica, ma contribuivano a creare un ambiente armonioso e favorevole alla meditazione, alla preghiera e alla pratica dello yoga.
Nella tradizione tantrica ed in alcune scuole dello yoga, il fumo del Guggul è considerato utile per favorire la concentrazione mentale e la quiete interiore.
E, sebbene queste attribuzioni appartengano alla tradizione religiosa e non siano oggetto di conferma scientifica, continuano ad essere parte integrante della pratica rituale in molti templi ed ashram (luoghi sacri di ritiro e meditazione nella tradizione indiana).
Ancora oggi il Guggul viene bruciato:
• durante le cerimonie religiose induiste;
• nelle pratiche quotidiane di puja (culto domestico o templare);
• nelle fumigazioni di ambienti considerati sacri;
• prima della meditazione o dello yoga, come elemento simbolico di purificazione.
Il significato spirituale del Guggul si fonda sull’idea che il fumo, salendo verso l’alto, rappresenti l’elevazione della coscienza e l’offerta delle intenzioni umane al divino.
Per questo motivo, la resina continua ad essere apprezzata non solo per il suo profumo, ma anche per il suo profondo valore simbolico nella spiritualità indiana.
L’uso propriamente esoterico del Guggul si è sviluppato soprattutto in epoca moderna, anche grazie all’influenza dell’esoterismo occidentale, del movimento New Age e delle pratiche contemporanee di aromaterapia spirituale.
Dall’aroma caldo, terroso, balsamico, amaro, dolce, leggermente speziato, pungente e con sentore di vaniglia, in questi contesti il Guggul viene bruciato per:
• purificazione energetica di persone ed ambienti;
• allontanamento di energie considerate negative o stagnanti;
• preparazione di uno spazio per meditazione, rituali o pratiche magiche;
• elevazione della coscienza e facilitazione della concentrazione;
• consacrazione di strumenti rituali e altari;
• protezione spirituale.

Ph. Geethaka99-wikipedia.org
In alcune pratiche di Magia cerimoniale, il Guggul è incluso in miscele di incensi insieme a Mirra, Olibano (Frankincense), Benzoino (Styrax benzoin o Styrax tonkinensis) e Storace (Styrax officinalis), per rituali di protezione, consacrazione e meditazione.
Comunque, si mescola bene anche con: Calamo, Cassia, Cannella, Chiodi di Garofano, Dammar, Sangue di Drago, Elemi, Galanga, Galbano, Radice di Iris, Lavanda, Muschio di Quercia, Onice, Opoponax, Rosa, Sandracca, Nardo, Anice stellato.
Il Guggul è circondato da numerose tradizioni e racconti simbolici, come:
💥 Il dono degli dèi
Secondo la tradizione ayurvedica, il Guggul è considerato un dono divino destinato ad alleviare la sofferenza umana. Alcuni commentari medievali lo definiscono una sostanza nata per preservare salute, longevità e vigore, sottolineando la sua origine sacra piuttosto che quella puramente naturale.
💥 Il “protettore dalle impurità”
Una tradizione popolare, derivata dalla letteratura ayurvedica e dai testi vedici, racconta che il fumo del Guggul fosse gradito agli dèi ed avesse il potere di allontanare le influenze maligne. Per questo motivo veniva bruciato all’alba ed al tramonto nelle abitazioni e nei templi, come forma di protezione spirituale.
💥Il fuoco come messaggero
Nei rituali vedici, il Guggul viene offerto al fuoco sacro (Agni), che è il messaggero che trasporta le offerte dagli uomini agli dèi. Il fumo profumato del Guggul rappresenta quindi l’elevazione della preghiera e delle intenzioni devote verso il cielo.
💥La resina che “purifica il karma”
In alcune tradizioni spirituali moderne dell’India, si ritiene simbolicamente che il Guggul favorisca la purificazione delle influenze negative accumulate nel corso della vita. Questa idea, tuttavia, appartiene soprattutto alla letteratura devozionale e contemporanea e non compare come dottrina esplicita nei testi vedici più antichi.
💥Il Guggul e gli spiriti
Nella tradizione popolare di alcune regioni dell’India, il fumo del Guggul è stato utilizzato durante le fumigazioni delle abitazioni dopo malattie, lutti o eventi ritenuti infausti. Si credeva che il suo aroma aiutasse ad allontanare influenze indesiderate ed a ristabilire l’armonia della casa.
💥 Simbolo di trasformazione
Poiché la resina, consumandosi nel fuoco, si trasforma in fumo profumato, il Guggul è divenuto anche simbolo della trasformazione interiore: la materia si dissolve lasciando soltanto la fragranza, metafora del percorso spirituale in cui l’Ego viene progressivamente purificato, per lasciare emergere la natura più elevata dell’essere.
Nel linguaggio esoterico contemporaneo, il Guggul è visto come una resina di soglia: una sostanza che accompagna il passaggio tra il visibile e l’invisibile, tra la materia ed il simbolo, tra uno stato interiore ed un altro.

Resina di Guggul by ResinaeBotanica-Etsy
R͟i͟t͟u͟a͟l͟e͟ ͟d͟e͟l͟l͟a͟ ͟S͟o͟g͟l͟i͟a͟ ͟P͟r͟o͟t͟e͟t͟t͟a͟
Fumigazione di protezione con il Guggul: considerato una resina di soglia poiché nasce dalla ferita dell’albero e, attraverso il fuoco, abbandona la forma materiale per trasformarsi in profumo e fumo, in questo rituale, il fumo di Guggul rappresenta un confine sottile: non un muro, ma una soglia consapevole, attraverso cui lasciare entrare ciò che nutre ed allontanare ciò che appesantisce.
La protezione non viene immaginata come una chiusura, ma come un ritorno all’equilibrio.
✨Preparazione
Scegli un momento tranquillo, preferibilmente al tramonto o nelle ore serali, quando simbolicamente il giorno lascia spazio alla notte ed il visibile incontra l’invisibile.
Occorrente:
• alcuni grani di resina di Guggul;
• un carboncino per incenso;
• un recipiente resistente al calore;
• una candela nera;
• un luogo che desideri consacrare o purificare.
Prima di iniziare, apri per qualche minuto una finestra: il gesto rappresenta il passaggio tra ciò che deve uscire e ciò che può rimanere.
✨Apertura del rito
Accendi la candela ed osserva la fiamma.
Poni il Guggul sul carbone ardente e lascia che il primo filo di fumo salga.
Concentrati sul profumo e pronuncia lentamente:
“Dal fuoco nasce il cambiamento.
Dalla terra nasce la forza.
Ciò che è pesante si dissolve.
Ciò che è puro rimane.”
✨Il cerchio del fumo
Porta il recipiente con il Guggul fumante nello spazio che desideri proteggere.
Muoviti lentamente, seguendo il perimetro della stanza, immaginando che il fumo tracci un confine luminoso.
Puoi visualizzare una barriera sottile, come un velo di luce dorata o ambrata, che avvolge il luogo.
Durante il passaggio pronuncia:
“Che questo spazio sia limpido.
Che ciò che porta armonia possa entrare.
Che ciò che porta disordine trovi la via d’uscita.”
✨Il sigillo della resina
Quando il fumo si è diffuso, siediti davanti alla brace.
Prendi un momento per formulare un’intenzione di protezione.
Può essere una frase semplice:
“Custodisco il mio spazio.
Custodisco la mia energia.
Resto saldo nella mia presenza.”
Osserva la resina consumarsi.
La trasformazione del Guggul diventa il simbolo di ciò che viene lasciato andare: paure, tensioni, memorie ormai concluse.
✨Chiusura
Quando il fumo termina, ringrazia simbolicamente gli elementi:
• la Terra, che ha generato la resina;
• il Fuoco, che l’ha trasformata;
• l’Aria, che ne ha diffuso il profumo;
• lo Spazio, che accoglie il rito.
Lascia spegnere completamente il carbone e conserva un piccolo frammento di resina come simbolo del lavoro compiuto.
✨Formula finale
“La soglia è custodita.
Il fuoco ha trasformato.
Il fumo ha portato via.
Rimane ciò che è vero.”
Il Guggul viene scelto proprio per questo simbolismo: non come “arma” contro qualcosa, ma come sostanza di trasformazione e presenza, capace di segnare il passaggio tra uno stato interiore ed un altro.

Ph. Delonix-wikipedia.org
Nel cuore della terra arida, dove il silenzio custodisce ciò che l’occhio non vede, cresce l’albero che piange una resina antica.
Non è una lacrima di dolore, ma un sigillo.
Dal taglio della corteccia emerge il Guggul: la memoria condensata della pianta, il suo respiro imprigionato nella materia.
Per lungo tempo rimane nascosto, immobile, come una parola dimenticata nelle profondità della terra.
Ma quando incontra il fuoco, il segreto viene liberato.
La fiamma non distrugge il Guggul.
Lo rivela.
La resina si dissolve, la forma muore, e ciò che era nascosto sale come un’ombra profumata tra i mondi.
Il fumo attraversa la soglia che separa il visibile dall’invisibile, portando con sé ciò che non ha più bisogno di rimanere legato alla materia.
Per questo il Guggul è chiamato la Resina della Soglia.
Non apre porte con la forza, ma insegna a riconoscere quelle già esistenti.
È la chiave silenziosa dei luoghi interiori: il confine tra ciò che si mostra e ciò che attende nell’ombra, tra la memoria e il divenire, tra la parte conosciuta e quella ancora senza nome.
Quando il fumo avvolge lo spazio rituale, il tempo sembra rallentare.
Il profumo antico richiama ciò che è stato dimenticato: le promesse lasciate incompiute, le paure custodite troppo a lungo, le parti dell’essere che attendono di essere trasformate.
Il Guggul non nasconde l’ombra.
La illumina.
Nel linguaggio degli iniziati, la sua forza è quella della trasmutazione: la ferita diventa medicina, la cenere diventa principio, la fine diventa passaggio.
La resina insegna il mistero del fuoco:
ciò che viene offerto non viene perduto.
Cambia natura.
Il discepolo che osserva il fumo del Guggul contempla il proprio stesso cammino: la materia che cerca lo spirito, il peso che cerca leggerezza, il seme oscuro che attende la propria apertura.
Ogni granello di Guggul porta una domanda:
Quale parte di te deve bruciare affinché possa liberarsi ciò che è più vero?
E quando l’ultima spirale di fumo svanisce, rimane il silenzio.
Non il vuoto.
La soglia.

Bastoncini di incenso di Guggul by HolySmokeIncense-Etsy
P̈ÏÄN̈ËT̈Ä: Saturno
ËL̈ËM̈ËN̈T̈Ö: Fuoco – Terra
S̈ËG̈N̈Ö ̈Z̈ÖD̈ÏÄC̈ÄL̈Ë: Scorpione – Capricorno – Leone
C̈ḦÄK̈R̈Ä: 1, Muladhara (C. della Radice) – 3, Manipura (C. del Plesso solare) – 6, Ajna (C. del Terzo Occhio)



































































G҉I҉U҉N҉O҉N҉E҉ ҉I҉N҉ ҉A҉R҉I҉E҉T҉E҉
G҉I҉U҉N҉O҉N҉E҉ ҉I҉N҉ ҉T҉O҉R҉O҉
G҉I҉U҉N҉O҉N҉E҉ ҉I҉N҉ ҉G҉E҉M҉E҉L҉L҉I҉
G҉I҉U҉N҉O҉N҉E҉ ҉I҉N҉ ҉C҉A҉N҉C҉R҉O҉
G҉I҉U҉N҉O҉N҉E҉ ҉I҉N҉ ҉L҉E҉O҉N҉E҉
G҉I҉U҉N҉O҉N҉E҉ ҉I҉N҉ ҉V҉E҉R҉G҉I҉N҉E҉
G҉I҉U҉N҉O҉N҉E҉ ҉I҉N҉ ҉B҉I҉L҉A҉N҉C҉I҉A҉
G҉I҉U҉N҉O҉N҉E҉ ҉I҉N҉ ҉S҉C҉O҉R҉P҉I҉O҉N҉E҉
G҉I҉U҉N҉O҉N҉E҉ ҉I҉N҉ ҉S҉A҉G҉I҉T҉T҉A҉R҉I҉O҉
G҉I҉U҉N҉O҉N҉E҉ ҉I҉N҉ ҉C҉A҉P҉R҉I҉C҉O҉R҉N҉O҉
G҉I҉U҉N҉O҉N҉E҉ ҉I҉N҉ ҉A҉C҉Q҉U҉A҉R҉I҉O҉
G҉I҉U҉N҉O҉N҉E҉ ҉I҉N҉ ҉P҉E҉S҉C҉I҉










































